Un'ora

In ogni giornata c’è un’ora così, inquietante e confusa.

Il primo ad andarsene è il nome dell’autore
diligentemente seguito dal titolo, dalla trama,
dal finale mozzafiato, dall’intero romanzo
che d’improvviso diventa un romanzo che non hai mai letto, mai sentito nominare,

come se, uno dopo l’altro, i ricordi che eri solito ospitare
avessero deciso di ritirarsi nell’emisfero sud del cervello,
in un piccolo villaggio di pescatori dove non ci sono telefoni.

Molto tempo fa hai dato il bacio d’addio ai nomi delle nove Muse
e hai visto l’equazione di secondo grado fare le valigie,
e anche adesso che mandi a memoria l’ordine dei pianeti,

qualcos’altro scivola via, forse il fiore simbolo di uno Stato,
l’indirizzo di uno zio, la capitale del Paraguay.

Tutto quello che ti sforzi di ricordare
non ti sta sulla punta della lingua,
e non è nemmeno in agguato in un anfratto della milza.

Se ne è andato lungo la corrente di un oscuro fiume mitologico
il cui nome comincia con una L per quel che riesci a ricordare,
già lungo la strada per l’ oblio dove ti unirai a chi
ha scordato come si nuota e come si va in bicicletta.

Non c’è da stupirsi se ti svegli a notte fonda
per controllare la data di una famosa battaglia in un libro di guerra.
Non c’è da stupirsi se la luna dalla finestra sembra scivolata
fuori da una poesia d’amore che un tempo sapevi a memoria.

Billy Collins

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9 gennaio 2019