Categoria: Alfabeto

Alfabeto 10 dicembre 2016

Immaginate di vivere in una condizione di incertezza radicale, di dubbi fondamentali che sostituiscono le certezze; immaginate che la vostra vita si regga sulla disinformazione, sulla mancanza, come dice la protagonista Emilia:

«Mi sento incompleta, priva del mio inizio, e tutto il bello che è venuto dopo, tutto il bello che ancora oggi io possiedo non ha una terraferma su cui poggiare».

Emilia Rosati– Frammenti ricomposti

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La noia

Alfabeto 16 agosto 2016

«La noia è un caldo panno grigio, rivestito all’interno di una fodera di seta dai più smaglianti colori. In questo panno ci avvolgiamo quando sogniamo. Allora siamo di casa negli arabeschi della fodera. Ma sotto quel panno il dormiente sembra grigio e annoiato. E quando poi al risveglio vuol narrare quel che ha sognato, non comunica in genere che questa noia. E chi mai potrebbe infatti con un gesto rivoltare la fodera del tempo? Eppure ricordare dei sogni non significa altro che questo»

(In W. Benjamin, Charles Baudelaire. Un poeta lirico nell’età del capitalismo avanzato, Neri Pozza, Vicenza 2012, p. 251)

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Alfabeto 26 maggio 2016

«Un giorno d’inverno un tale grande e grosso entrò dalla porta che dava sulla strada. Sembrava arrivasse dall’ambasciata russa, si scosse la neve dalle maniche della giacca, si tolse i guanti, li mise sul bancone e chiese di vedere una chitarra Gibson che stava appesa al muro. Era Dave Van Ronk. Burbero, una massa di capelli irti, l’aria di uno che non si scompone per niente al mondo, un cacciatore sicuro di sé. La mia mente cominciò a correre. Nessun ostacolo si frapponeva fra me e lui. Izzy staccò la chitarra dal muro e gliela diede. Dave toccò un po’ le corde e suonò una specie di valzer jazzato, poi mise la chitarra sul bancone. Proprio nel momento in cui l’appoggiò io mi feci avanti e mettendoci sopra le mani gli chiesi come si faceva a trovare un ingaggio al Gaslight, chi si doveva conoscere. Non stavo cercando di entrare in confidenza con lui, volevo solo sapere.

Van Ronk mi guardò con curiosità, e con l’aria di uno che non fa complimenti mi chiese se mi andava di fare le pulizie. Gli dissi di no, che non mi andava e che se lo poteva scordare, ma potevo suonare qualcosa per lui? “Come no” mi disse». – Da Chronicles Volume 1, di Bob Dylan, traduzione di Alessandro Carrera (Feltrinelli)

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«I tempi sono cambiati: in passato uno poteva essere cosciente che Dostoevskij fosse una persona del tutto spregevole e continuare comunque a leggere avidamente ogni suo scritto. E persino quando, in un momento tra Highway 61 e Blonde on Blonde, si era sparsa la voce che Dylan poteva essersi trasformato in (o poteva essere sempre stato) un orribile bullo che, guarda caso, era anche il cantautore più dotato della sua epoca, la gente fece spallucce perché, dopotutto, era Dylan». – Da Guida ragionevole al frastuono più atroce, di Lester Bangs, traduzione di Anna Mioni (minimum fax)

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«In un certo senso “Sign of the Window” è l’altro lato di “Sweet Betsy from Pike”, il racconto di un uomo che non è riuscito a compiere il suo viaggio. Si riesce a immaginare il cantante, ubriaco in qualche cittadina a est del Mississippi, mentre il suo isolamento si trasforma a poco a poco in alienazione. «Sure gonna be wet tonight on Main Street» (Di certo ci si sbronzerà stasera in Main Street), recita un verso, e la potenza della voce di Dylan e del suo piano lo fa sembrare il miglior verso che abbia mai scritto. Stasera ci si sbronzerà in Main Street, ma, del resto, non c’è altro posto dove andare». – da Bob Dylan, Scritti 1968-2010, di Greil Marcus, traduzione di Barbara Sonego (Odoya)

da Minima & Moralia

 

Memoria

Alfabeto 11 aprile 2016

Nel celebre racconto Funes, o della memoria, Jorge Luis Borges immagina un ragazzo incapace di formare idee generali: per lui ogni dettaglio viene percepito e ricordato in maniera unica e perfetta. Funes non può uscire dai limiti dell’immediato perché trattiene troppe informazioni, perché la sua memoria è diventata abnorme. Nel mondo reale, un giovane americano di nome Henry Gustav Molaison subì un destino simile a causa di un’operazione fallita, ma per una via diametralmente opposta: dimenticava tutto.

UN MEDICO FANATICO

La storia di Henry è al centro del saggio della ricercatrice che lo seguì per quarant’anni, Suzanne Corkin: e a fine lettura, il titolo Prigioniero del presente (Adelphi) non appare né altisonante né esagerato. Ecco come andò. A quindici anni, Henry cominciò ad avere dei terribili attacchi di epilessia. Fu messo in cura presso il famoso medico William Beecher Scoville, ma i farmaci non sembravano funzionare, mentre le crisi si facevano sempre più frequenti. Scoville propose allora di effettuare un’asportazione cerebrale, e la famiglia di Henry, comprensibilmente disperata, accettò. (In seguito, il medico – un fanatico della psicochirurgia – ammise che l’operazione era «francamente sperimentale»).L’intervento ebbe luogo il 25 agosto 1953: Scoville recise la via maestra tramite cui le informazioni sensoriali arrivavano all’ippocampo. Il giorno dopo, il ventiseienne Henry non riconosceva le infermiere e non ricordava le conversazioni svolte. Il tempo passato in ospedale, quando fu dimesso, era già scomparso dal suo orizzonte. Qualcosa di terribile era accaduto: l’epilessia si era fortemente ridotta, ma Henry l’aveva barattata con l’amnesia.

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Alfabeto 16 marzo 2016

Il tradimento. Fin da piccoli il papà e il maestro ci dicono che è la cosa peggiore che si possa immaginare. Ma che cos’è questo tradire? Tradire significa uscire dai ranghi. Tradire significa uscire dai ranghi e partire verso l’ignoto. E forse meglio restare fedeli a quello che le persone si aspettano da noi per sempre? No. C’è una cosa peggiore del tradimento: l’annientamento del sè per compiacere gli altri. Il tradimento è una forma alta e immorale di libertà.

Milan Kundera

Alfabeto 9 marzo 2016

La miglior difesa contro un amore è ripetersi, fino al bourrage, che questa passione è una sciocchezza, che non vale la candela, ecc. Ma la tendenza di un amore è proprio di illuderci che si tratta di un grande avvenimento, e la sua bellezza sta proprio nella continua coscienza che qualcosa di straordinario, di inaudito, ci va accadendo.

Cesare Pavese Il mestiere di vivere

Alfabeto 29 gennaio 2016

Il diario, dunque: ma non come resoconto narrativo dei fatti quotidiani, non come religione della giornata o bollettino dell’io. Non un giornale intimo, ma un periodico esteriore, semmai. Periodico, perché non tutti i giorni – purtroppo – regalano incontri importanti di cui prendersi cura sulla pagina, e quindi non c’è nessun motivo per cui valga la pena di perdere tempo a inseguire col fiatone il racconto di tutto il calendario. Esteriore, perché privilegia la vita di relazione, scavalca il sentimentalismo interiore delle impressioni e si installa direttamente dentro la voce dell’altro, nelle sue espressioni, nelle frasi effettivamente comunicate. […] Dedicare tempo non tanto al commento delle frasi degli altri, ma semplicemente alla loro trascrizione. Dar loro diritto di accesso e residenza sulla pagina senza fargli pagare il pedaggio dell’interpretazione.

Tiziano Scarpa Cos’è questo fracasso?