Memoria

Alfabeto 11 aprile 2016

Nel celebre racconto Funes, o della memoria, Jorge Luis Borges immagina un ragazzo incapace di formare idee generali: per lui ogni dettaglio viene percepito e ricordato in maniera unica e perfetta. Funes non può uscire dai limiti dell’immediato perché trattiene troppe informazioni, perché la sua memoria è diventata abnorme. Nel mondo reale, un giovane americano di nome Henry Gustav Molaison subì un destino simile a causa di un’operazione fallita, ma per una via diametralmente opposta: dimenticava tutto.

UN MEDICO FANATICO

La storia di Henry è al centro del saggio della ricercatrice che lo seguì per quarant’anni, Suzanne Corkin: e a fine lettura, il titolo Prigioniero del presente (Adelphi) non appare né altisonante né esagerato. Ecco come andò. A quindici anni, Henry cominciò ad avere dei terribili attacchi di epilessia. Fu messo in cura presso il famoso medico William Beecher Scoville, ma i farmaci non sembravano funzionare, mentre le crisi si facevano sempre più frequenti. Scoville propose allora di effettuare un’asportazione cerebrale, e la famiglia di Henry, comprensibilmente disperata, accettò. (In seguito, il medico – un fanatico della psicochirurgia – ammise che l’operazione era «francamente sperimentale»).L’intervento ebbe luogo il 25 agosto 1953: Scoville recise la via maestra tramite cui le informazioni sensoriali arrivavano all’ippocampo. Il giorno dopo, il ventiseienne Henry non riconosceva le infermiere e non ricordava le conversazioni svolte. Il tempo passato in ospedale, quando fu dimesso, era già scomparso dal suo orizzonte. Qualcosa di terribile era accaduto: l’epilessia si era fortemente ridotta, ma Henry l’aveva barattata con l’amnesia.

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Comments 2

  1. lucilontane says on 11 aprile 2016

    Non ho voluto leggerlo tutto. La mia esperienza con l’amnesia, accaduta a mio figlio diciottenne, mi ha terrorizzato. Ma invece vorrei io avere una amnesia selettiva. Funzionerebbe?

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  2. Arianna says on 12 aprile 2016

    Un bellissimo articolo su una vicenda così intensa e drammatica. Mi piace molto che tu ti sia soffermato non sono sugli aspetti “medici” ma soprattutto su lui come uomo e sulla sua vita. Davvero bravo!

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