Vintage

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Mattina, ore 7. Suona la sveglia digitale ultimo modello, con migliaia di tracce incorporate nel suo chip invisibile e all’esterno il design “così cool” di quelli sgraziati e chiassosi cipolloni anni ’40, con tanto di piedini di supporto in metallo e campana squillante sulla sommità. La spengo, passando la mano davanti al sensore sul fianco, e accendo la traballante lampada ad arco trovata in un bric-à-brac e sistemata alla meno peggio sul comodino Ikea. Mi alzo e preparo il caffè con l’ultimo modello di macchinetta Nespresso, rigorosamente modellato sul design da bar anni ’60, mentre scelgo nell’armadio tra gonne a ruota acquistate su Asos, blazer anni ’90 scovato in un second-hand e un bracciale di sapore hippy trafugato dal portagioie di mia madre.

Mi avvio al lavoro e nel frattempo ascolto l’ultimo disco degli Arcade Fire, ma a metà un impeto di dejà vu mi fa salire l’uzzo di recuperare qualche vecchia gloria dei Talk Talk o dei Joy Division. Uscita dall’ufficio, trovo il tempo di fare un giro in centro città, a spulciare un negozio di vinili alla ricerca di qualche rarità remastered per un mio caro amico. Al supermercato mi lascio tentare da un chinotto edizione limitata e da una confezione di “piedoni” Algida resuscitati dagli anni ’80. La sera, per distrarmi, scappo la cinema a vedere l’ultimo film di Spike Jonze, dove trentenni malinconici in un futuro digitale e fin troppo luminoso vestono come tanti Charlot-pop, in case arredate come in una puntata di “Vita da strega”.

Il giorno dopo è domenica, ma mi sveglio presto: ho in mente di preparare un dolce speciale “come una volta”: impasto gli ingredienti, verso in simpatici pirottini stile “Happy Days” e inforno in un poderoso guantiere di muffin e cupcake colorati, che una volta sistemati sull’alzatina finto-porcellana acquistata nella sezione shabby-chic della catena Maison du monde non possono che essere immortalati con adeguato filtro Istagram, per rendergli dovuta grazia e conferirgli il gusto tocco di carisma e sintomatico mistero.

La scena vuole essere uno spaccato possiibile di una possibile giornata di un consumatore medio dell’anno 2015, allo scopo di sintetizzare un fenomeno culturale apparentemente innocuo, ma troppo pervasivo e sfacciato in questi ultimi anni per poter essere considerato casuale e immotivato. Parlo della dilagante e ubiqua presenza di quella che potremmo definire una vera e propria vintage-mania: una tendenza di gusto e consumo smaccatamente orientata la passato.

Daniela PanosettiVintage

 

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Comments 7

  1. eugenetics 18 febbraio 2016

    “Se non si esagera, che si vive a fare?”
    Devo averla udita o letta più d’una volta.
    Io, essendo più vicino al passato, vivo solo di ricordi, ma ne faccio di previsioni apocalittiche, è il mio passatempo.
    “Un grande avvenire dietro le spalle” di V. Gassman (1922-2000) un memoir dalla prosa coltissima,
    scritto con eleganza ma anche con la spavalderia che ha sempre contraddistinto lo straordinario Mattatore” (wikip.)
    E’ straordinariamente facile trovare nel Web del vintage per ogni cosa: oggetti, persone, ideologie, la metafisica, il trascendente, gli alieni, il futuribile. Anche la spazzatura è preziosa, senza di essa rimarrebbe ben poco.
    Meno male.
    Il passato è molto ingombrante, dopo esso, o prima, c’è solo l’infinito.

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