Johannes Vermeer, Veduta di Delft

A Jan Vermeer, nato nel 1632 e morto il 15 dicembre 1675, si ispira uno dei libri di saggistica più belli pubblicati in Italia nel 2015: Il cappello di Vermeer. Il libro esamina cinque opere: oltre alla Veduta, Ufficiale e ragazza che ride, Donna che legge una lettera davanti a una finestra aperta, Il geografo, Donna con bilancia; lo spirito del lavoro è quello di persuadere a parlare i quadri, affinché ci raccontino non solo la loro storia, ma anche la nostra, mostrandoci come – questa è la tesi di fondo – il Seicento sia un’epoca in cui la ricchezza di scambi tra Oriente e Occidente permette già di parlare di un mondo globalizzato.

delft

Johannes Vermeer – Veduta di Delft – 1660/61

M’imbattei nel quadro per la prima volta durante una visita al Mauritiushuis trentacinque anni dopo il mio arrivo a Delft. Speravo di vedere La ragazza con l’orecchino di perla e ci riuscii. Sapevo che vi erano esposti anche altri quadri di Vermeer, sebbene ignorassi quali, finché non entrai nella sala d’angolo dell’ultimo piano, e mi trovai di fronte alla Veduta di Delft. Il dipinto era più grande di quanto immaginassi, più animato e ben più complesso nella modulazione di luce e ombra di quanto rivelassero le riproduzioni. Mentre cercavo d’identificare gli edifici basandomi su quanto avevo appreso dalle riproduzioni cartografiche del Seicento, pensai che in dieci minuti di treno avrei raggiunto Delft. Perché allora non confrontare la resa di Veermer con la città attuale, specie se (come sospettavo) il Seicento vi era ancora ben presente? Mi precipitai al piano terra, comprai una cartolina del dipinto e corsi alla stazione. Il treno partì quattro minuti dopo, e in men che non si dica arrivai a Delft.

Camminai nei luoghi in cui Veermer aveva dipinto il quadro, anche se la collinetta del piccolo parco che nella tela si trova in primo piano non era abbastanza alta da permettermi di guardare la città dal suo stesso angolo prospettico. Doveva averla dipinta da una finestra del secondo piano. Sarebbero comunque state necessarie alcune modifiche per adattare il dipinto alla Delft moderna: le vicende storiche e la pianificazione urbanistica avevano infatti trasformato gran parte della scena originale. Le porte di Schiedam e Rotterdam non ci sono più, così come la fabbrica di birra Parrot. Al posto delle mura cittadine serpeggia una strada affollata. I campanili delle due chiese, tuttavia, continuano a ergersi nel punto in cui Vermeer li aveva collocati. Non era la Delft del 1660, ma le somigliava. Il dipinto mi consentiva di orientarmi abbastanza bene. Se oggi lo guardo, una prima porta si apre facilmente: ecco come appariva Delft vista da sud. Ma esiste una seconda porta? Sì, anzi in realtà ve ne sono parecchie.

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