Keith Haring

Fin dagli anni settanta a New York, nel Bronx e a Brooklyn, bande di giovani portoricani, cubani, afroamericani tracciano scritte, messaggi cifrati, disegni stilizzati ispirati ai fumetti e alla pubblicità, con i colori spray, sulle fiancate dei vagoni della metropolitana, sugli autobus, sui muri dei fabbricati: un’invasione rapida e massiccia che ricopre ogni superficie della città.

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Keith HaringL’albero della vita – 1984, Collezione privata

Rappresentante di spicco è Keith Haring, il quale fa propria la cultura di strada, la musica punk, rap e new wave, segue al contempo corsi di semiotica, apprende le tecniche per frammentare e ricomporre i testi senza trascurare il disegno. Suo principale obiettivo è occupare ogni spazio disponibile con vistose immagini che diffondano messaggi di uguaglianza economica, etnica e sessuale. Haring appartiene a quella generazione di giovani artisti per i quali la metropoli, con i suoi muri pronti a ospitare le immagini vistose della pubblicità, è il naturale habitat da cui si origina un’esperienza artistica che esprime con grande efficacia il disagio sociale dei giovani. E’ il movimento dei cosiddetti graffitisti, nel quale Haring si riconosce, pur restando ancorato a un concetto tradizionale di arte.

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Keith HaringCruella Devil – 1984, collezione privata

A partire dal 1981 l’artista abbandona il supporto cartaceo privilegiando materiali di recupero, quali i teloni di vinile già utilizzati nei lavori di manutenzione urbana, su cui delinea figure simboliche molto semplici e sconcertanti. Dichiara di fare immagini universalmente leggibili e di immediata comprensione, tuttavia le sue opere, per lo più senza titolo – taglienti metafore della società nelle quali l’uomo, ridotto a figura schematica e anonima, appare vittima inerte di un inarrestabile consumismo – lasciano un ruolo importante all’interpretazione dell’osservatore, il quale cerca invano una risposta agli interrogativi esistenziali – quali la religione, il razzismo, il sesso, il denaro, la malattia – posti dall’artista.

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Keith HaringSenza titolo – 1984, New York, Collezione privata

L’anno prima di morire, nel 1989, Haring realizza a Pisa, per la facciata posteriore della chiesa di Sant’Antonio, un grande murale intitolato Tuttotondo. “Pisa è incredibile. Non so da dove cominciare. Mi rendo conto ora che si tratta di uno dei progetti più importanti che io abbia mai fatto“, scrive l’artista nel suo diario il 19 giugno 1989. Il 16 febbraio 1990 l’artista muore di AIDS.

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Keith HaringTuttotondo – 1989, Chiesa di Sant’Antonio, Pisa

Il tema dell’0pera era la pace universale.

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