L’altrui mestiere

Veramente i personaggi di un libro sono creature strane. Non hanno pelle né sangue né carne, hanno meno realtà di un dipinto o di un sogno notturno, non hanno sostanza che di parole, ghirigori neri sul foglio di carta bianca, eppure puoi intrattenerti con loro, conversare con loro attraverso i secoli, odiarli, amarli, innamorartene.

Ognuno di loro è depositario di certi elementari diritti, e sa farli valere. Se, una volta concepito il tuo homunculus, tu lo contrasti, se gli vuoi imporrre un gesto avverso alla sua natura o vietargli un atto che gli sarebbe congeniale, incontri una resistenza, sorda ma indubbia: come se tu volessi comandare alla tua mano di toccare un ferro rovente, o un oggetto che ti (che le) ripugna. Lui, il non-esistente, è lì, c’è, pesa, spinge contro la tua mano: vuole e disvuole, silenzioso e testado. Se tu insisti, intristisce. Si apparta, cessa di collaborare con te, di suggerirti le sue battute; perde corpo, diventa piatto, sottile, bianco. E’ carta, e ritorna in carta.

Primo Levi – L’altrui mestiere

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Comments 10

  1. &nnesimafuga 16 settembre 2015

    io e Primo Levi non siamo grandi amici, non ho mai capito il vero perché, sono più una lettrice di romanzi polizieschi, d’amore , d’avventura, di fantasy e il neorealismo mi rende la lettura molto appesantita… troppe riflessioni di dovere a volte… . Non riesco a concentrarmi, mi disperdo. Leggendo questo stralcio di un suo libro ho riflettuto un po’… ma in modo “leggero” istintivo” . Il personaggio di un libro, il protagonista il più’ delle volte è un nostro alter-ego… Ci mettiamo per mano di una penna o di una tastiera.. su quella carta bianca, o foglio elettronico, e ci muoviamo… in base a quello che vogliamo dire, vivere anche in un contesto sociale, le nostre esperienze, i dubbi la sofferenza… e questo accade anche quando non siamo noi ad averlo veramente vissuto un evento ma un’altro, . Un altro che può essere il periodo in cui sono accaduti eventi come il nazismo, il campo di concentramento o l’uomo corrotto in una società di infami (….)naturalmente non collaboriamo, ci intristiamo, diventiamo cosa amorfa e inutile cosi’ come nella vita reale. Decide sempre chi ha l’inchiostro come muoversi… potrei sbagliare… ma cimentandomi saltuariamente a scrivere brevi racconti spesso mi capita di andare un po’ più al di là dello scritto e vedo quella parte di me che si muove o non si muove in base a quel che vive… che vivo… in un contesto o in un luogo. in quella breve storia. Buona giornata! 🙂

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  2. intempestivoviandante 17 settembre 2015

    E’… perfetto. Una descrizione perfetta di quello che i personaggi “di carta” sono. Del fatto che non sono meno reali e testardi per il fatto di “non esistere”. Che hanno vita fino a che li rispetti, e tornano “piatti, sottili, bianchi” se non lo fai. Ho letto solo “Se questo è un uomo” di Levi, e molto, molto tempo fa. Mi era rimasto impresso, eppure (o forse per questo) non ne ho letti altri. Ma questo me lo segno.

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