Lucien Gobillot

Per lavoro, difendo canaglie. Sono un avvocato brillante e spregiudicato, con una moglie di borghese bellezza strappata a un collega. Uno che si limita ai fatti e detesta le semplificazioni. Ciò che è approssimato mi irrita. Non credo a niente, né all’amore, né alle vocazioni tardive, e non ho rimorsi. Vivo in un’ipocrisia complice e sono convinto dell’indipendenza del presente dal passato. Ma conosco gli uomini e so di portare il segno dell’amour fou. Di una morbosa vulnerabilità.

Ci vuole coraggio, a quarantacinque anni, ad aprire una pratica su se stessi.  A indagare la verità quando la verità è un turbamento irresistibile  di fronte al ventre nudo di una ventenne, con un viso da bambina e da vecchia allo stesso tempo, entrata nel mio studio con la sua colpa e la sua trasgressione per essere assolta. Per Yvette non è una questione di sensi, ma un bisogno di essere al centro di qualcosa. So anche questo. Ma mi perderò lo stesso, forse solo per curare la malinconia che mi dà camminare tra la folla.

Quando smetto di scrivere altri dettagli sul mio fascicolo personale, mi alzo e nell’osservare dalle finestre due barboni per la strada penso alle coppie di vecchi amici che ancora vanno in canoa sulla Senna, la domenica.

Georges Simenon – In caso di disgrazia

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