Forse ho imparato…

Forse ho imparato che nulla può spingerti fuori da questi confini. Occorre dunque aderire al disegno, obbedire ma con fierezza, essere eroicamente parte che non si afferma. Come tutti questi volti goffi che ti stanno attorno, dappertutto, e che non hanno un destino diverso. Nella necessità, anonimi, un attimo di gioia li ravviva, li fa…

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Per creare devo distruggere, canta Thom Yorke a metà del suo quarto album. Una delle cose che distrugge è la classica struttura delle canzoni. Niente di nuovo: i suoi progetti solisti sono collage digitali che trovano un senso nel loro farsi e “Anima” non fa eccezione. L’idea, ha raccontato il cantante, non era scrivere canzoni, ma creare musica attraverso un processo caotico e liberatorio. “Mi sono ritrovato a immergermi nella vecchia musique concrète e in questa specie di anti-musica”. Un altro modo di vedere la cosa consiste nel pensare il disco come un spazio contemplativo della condizione di ansia in cui viviamo.

 

Sempre bianca rimane questa riva, immacolata l’acqua, benedetta l’impossibilità della distanza: e noi poveri, pochi nell’ascolto che si nega e dilaga nell’udito. Si resta ad aspettare la parola. Imparare lo strascico delle onde, limitarsi a raccogliere sul lido gli avanzi di quel mare che straborda. E al fondo scomparire, ritornare a casa, le mani ancora…

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